I disturbi del sonno in età evolutiva

Posted By : silviamarinelli

A dormire bene si impara. L’acquisizione del buon sonno è un’abilità che si apprende, di solito in modo naturale, ma in molti casi questo apprendimento risulta maggiormente problematico in alcuni bambini Il pattern di sonno infantile è influenzato dall’interazione di fattori di natura diversa:
– fattori genetici. Numerosi studi hanno dimostrato una predisposizione genetica all’insonnia;
– fattori temperamentali;
– fattori fisiologici o quadri medici legati a patologie organiche, quali allergie, otite, reflusso gastroesofageo, asma, dermatite atopica, coliche, disturbi respiratori del sonno, distubi motori del sonno;
– fattori psicosociali. Disagi familiari e sociali, caratteristiche e problematiche dei genitori (il 38% delle madri di bambini che dormono male ha sintomi nevrotuci e/o depressivi, l’85% sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino), credenze dei genitori rispetto al sonno del loro figlio e specifiche relazioni madre bambino sono associati a problematiche di sonno in età pediatrica. I disturbi dell’addormentamento e della continuità del sonno in età pediatrica sono molto frequenti. Si valuta che il 20-30% del bambini ne soffra nei primi tre anni di vita. Dai tre anni in poi la prevalenza si attenta intorno al 15%. Tali disturbi possono causare alterazioni significative della funzionalità diurna e dello stato di salute del bambino. Hanno, inoltre, un impatto negativo sull’andamento familiare con conseguenze sulla salute dei genitori. I diversi quadri clinici dell’insonnia  variano con l’età. L’insonnia caratterizzata da difficoltà di addormentamento e frequenti risvegli notturni è tipica dei primi tre anni di vita, mentre successivamente possono presentarsi forme di insonnia iniziali o di mantenimento con paure all’addormentamento o associate ad inadeguata definizione del limite. In adolescenza l’insonnia assume caratteristiche simili a quelle dell’adulto. Gli studi sull’argomento mostrano che chiunque, inclusi i neonati, imparano a dormire in risposta a determinati stimoli ambientali associati al sonno. La fasi di addormentamento e di risveglio possono essere associate a stimoli non sempre corretti che spesso possono dipendere dal comportamento del genitore. I genitori rivestono un ruolo significativo nel favorire lo sviluppo e il mantenimentodei disturbi del sonno nei loro figli, ma anche della loro risoluzione.

INSONNIA DA ASSOCIAZIONE NEGATIVA ALL’ADDORMENTAMENTO
Il sonno, in tal caso, risulta molto disturbato, il bambino si addormenta esclusivamente con il supporto del genitore e presenta numerosi risvegli notturni in cui l’intervento del caregiver diventa l’unica condizione possibile per potersi riaddormentare. Le ricerche mostrano che al di là di comuni fattori fisiologici o quadri medici di rilevanza clinica (coliche, allergie, reflusso gastroesofageo,otite, asma, disturbi respiratori e motori del sonno) che spesso determinano problemi di insonnia nei bambini piccoli, l’eccessivo coinvogimento dei genitori nel processo di addormentamento del bambino risulta essere un fattore determinante nel favorire lo sviluppo e il mantenimento dei disturbi del sonno nella prima infanzia. I bambini sono incapaci di addormentarsi e riaddormentarsi da soli senza le abituali associazioni con il sonno. In pratica il bambino impara ad addormentarsi in un certo modo e deve ripristinare le stesse condizioni  per potersi riaddormentare dopo un risveglio notturno.

INSONNIA DA INADEGUATA  DEFINIZIONE DEL  LIMITE
È un disturbo che si manifesta in età prescolare e scolare ed è caratterizzato dalla riluttanza e dal rifuto del bambino ad andare a dormire ad un orario prestabilito e di rimanere a letto per tutta la durata della notte. I genitori riferiscono che i bambini  piangono, fanno capricci, chiedono al genitore di leggere una favola, si alzano dal letto, desiderano bere o mangiare o invocano con suppliche di continuare a giocare o vedere la tv. I comportamenti oppositivi che il bambino mette in atto al momento di andare a letto interferiscono significativamente con il processo di addormentamento e di continuità del sonno. I comportameneti disfunzionali sono appresi dal bambino all’interno della dinamica della relazione con i genitori e si mantengono e protraggono nel tempo a causa di meccanismi di rinforzo. Un comportamento si mantiene se è rinforzato. La probabilità che un comportamneto si riproduca in futuro e l’intensità e la frequenza con il quale si riprodurrà dipende dalle conseguenze che il comportamento produce. Il rinforzo può essere positivo o negativo. Il rinforzo positivo si ha quando al comportamento del bambino segue una conseguenza premiante. Per cui, i comportamenti oppositivi tendono a ripresentarsi con sempre maggior frequenza ed intensità nel momento in cui il bambino capisce che all’emissione del comportamento segue la possibilità di continuare a giocare, vedere la tv o passare più tempo in compagnia del genitore. I capricci del  bambino saranno in tal modo premiati e, quindi, rinforzati positivamente. Inoltre i bambini sono premiati anche dal fatto che i geniroti rivolgono loro maggiore attenzione quando mettono in atto comportamenti oppositivi. L’attenzione del genitore, si configura come un potente rinforzatore. Il rinforzo negativo si ha, invece, quando al comportamento segue la rimozione di una conseguenza sgradita al soggetto. Il bambino con i propri capricci evitano una situazione spiacevole posticipando il momento dell’addormentamento. È necessario che i genitori apprendano la modalità corretta nel fornire regole comportamentali al momento dell’addormentamento. I genitori che accondiscendono alle richieste del proprio figlio e hanno difficoltà a stabilire delle regole e a farle rispettate in modo continuativo e coerente possono contribuire a determinare un disturbo del sonno da inadeguata definizione del limite che, come evidenziano le ricerche, va ad interferire significativamente con il corretto sviluppo fisico e mentale del bambino. Inoltre, difficoltà di addormentamento possono essere legate anche a problematiche d’ansia sottostante o a paure specifiche. I recenti dati scientifici sull’argomento evidenziano che la prevenzione dei disturbi del sonno in età pediatrica passa, quindi, necessariamente attraverso la psicoeducazione dei genitori. L’accademia americana di medicina del sonno (AASM) indica questo intervento come strategia raccomandata, in accordo ai criteri evidence-based per pervenire i disturbi del sonno nell’infanzia. I genitori verranno informati circa il processo che porta all’acquisizione di una corretto ritmo sonno veglia e apprenderanno le strategie utili per favorire l’acquisizione di corrette abitudini di sonno nel bambino.

INSONNIA IN ADOLESCENZA
In questa fascia d’età l’insonnia assume caratteristiche differenti in relazione al cambiamento di abitudini sociali, con tendenza ad andare a dormire più tardi, associato all’aumento fisiologico della sonnolenza.Le modificazioni che avvengono in ambito sociale, le pressioni scolastiche e familiari, le pulsioni sessuali, l’appartenenza ad un gruppo, il consumo di sostanze eccitanti o di droghe, comportano profondi mutamenti delle abitudini sia diurne che notturne. L’insonnia a questa età è strettamente legata ad una cattiva igiene del sonno che può comportare diversi problemi tra cui l’inversione del ritmo sonno veglia, eccessiva sonnolenza o iperattività, deprivazione di sonno, problemi a scuola e difficoltà di rappporto con i coetanei. Il disturbo del sonno in adolescenza può anche essere la spia di una problematica più grave. I dati indicano che una riduzione nella quantità e nella qualità del sonno determina fatica, malessere, alterazioni delle funzioni cognitive superiori tra cui attenzione, concentrazione e memoria, con conseguenti cali prestazionali, difficoltà di apprendimento e performance scolastica notevolmente ridotta. Inoltre, un sonno inadeguato in età evolutiva può determinate una ridotta modulazione delle emozioni e degli impulsi, irritabilità, bassa tolleranza alla frustrazione, tendenza all’iperattività e alla messa in atto di comportamenti rischiosi, con ricadute negative sulla sfera familiare e relazionale. Sintomi, quest’ultimi, che ricordano il corredo sintomatologico del disturbo da deficit di attenzione e iperattività. È, inoltre, ampiamente dimostrato che una deprivazione di sonno favorisce l’emergere di ansia e depressione; aumenta l’infiammazione cronica e, quindi, ci predispone ad ammalarci di più. Oggi le ricerche scientifiche mostrano, in modo preponderante, la centralità del sonno come garante della salute psicofisica dei nostri bambini e ragazzi.

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