Lo spettro bipolare. Interventi efficaci

Posted By : silviamarinelli

Il disturbo bipolare è una malattia cronica caratterizzata da ricorrenza di episodi affettivi maggiori di opposta polarità, che oscillano da un episodio maniacale e/o ipomaniacale ad uno depressivo e viceversa, accompagnati da alterazioni del pensiero e del comportamento. L’episodio ipomaniacale si differenza dall’episodio maniacale per il fatto che non è sufficientemente grave da causare una marcata compromissione del funzionamento sociale e lavorativo o da richiedere ospedalizzazione. Durante gli episodi di depressione e di mania si evidenziano significative modificazioni dei pensieri, delle emozioni e dei comportamenti. Nella mania la velocità di ragionamento aumenta e vi è la presenza di un maggior numero di idee. Si ha la tendenza a parlare in modo frenetico e caotico. I pensieri assumono una connotazione positiva e paranoide con sintomi d’eccitazione: senso di superiorità rispetto agli altri, idee esageratamente ottimistiche e progetti irragionevolmente ambiziosi. Ci si sente pieni d’energia, lo stato d’animo è euforico, oppure è presente rabbia, irritabilità e aumentata reattività. L’autostima è eccessivamente elevata. Si evidenzia facile distraibilità, la presenza di un diminuito bisogno del sonno e di comportamenti  potenzialmente dannosi, in particolare: comportamenti sessuali sconvenienti; acquisti incontrollati; investimenti finanziari avventati. Durante un episodio depressivo, il ragionamento è più lento e il contenuto dei pensieri assume una connotazione negativa. Il livello energetico è molto basso ed è presente apatia, stanchezza, tristezza, insoddisfazione, pessimismo e perdita di speranza. Il ritmo del sonno è alterato, talvolta non si dorme a sufficienza, altre volte invece, si tende a dormire troppo. Inoltre, il peso corporeo può variare sensibilmente. È molto comune una perdita di interesse per le attività abituali, anche per quelle gratificanti e una difficoltà nel concentrarsi. I problemi quotidiani appaiono insormontabili e diventano motivo di preoccupazione costante; non è raro che siano presenti pensieri di morte che, spesso, sfociano in veri e propri tentativi di suicidio. Nell’episodio depressivo maggiore con caratteristiche miste e nell’episodio maniacale o ipomaniacale con caratteristiche miste si evidenziano diverse combinazioni della sintomatologia maniacale e depressiva, entrambe compresenti.

Aspetti clinici e diagnostici
Sono incluse nella sezione‘Disturbo bipolare e disturbi correlati’del DSM 5 le seguenti diagnosi:
Disturbo bipolare I
Per una diagnosi di disturbo bipolare di tipo I è richiesto almeno un episodio maniacale nel corso della vita. L’episodio maniacale può essere preceduto e può essere seguito da episodi ipomaniacali o depressivi maggiori.

Disturbo bipolare II
Il disturbo Bipolare di tipo II mostra un decorso clinico caratterizzato da ricorrenti episodi di alterazione dell’umore, che consistono in uno o più episodi depressivi maggiori e almeno un episodio ipomaniacale.

Disturbo ciclotimico
Il decorso clinico del disturbo ciclotimico è caratterizzato da un’alterazione dell’umore cronica e fluttuante che implica periodi della durata di almeno 2 anni con sintomi ipomaniacali alternati a periodi con sintomi depressivi. I sintomi ipomaniacali e quelli depressivi non sono sufficienti per numero, gravità, pervasività e durata per soddisfare pienamente i criteri per un episodio ipomaniacale e per un episodio depressivo. Sono, inoltre, presenti:
Disturbo bipolare e disturbi correlati indotto da sostanze/farmaci
Disturbo bipolare e disturbi correlati dovuto ad un’altra condizione medica
Disturbo bipolare e disturbi correlati con altra specificazione
Disturbo bipolare e disturbi correlati senza specificazione

Incidenza
Circa il 4% della popolazione è affetta da un sottotipo di disturbo bipolare. Quest’ ultimo è presente nel corso di tutta la storia e i tassi di prevalenza del disturbo sono molto simili in tutti i paesi.

Eziologia
Allo stato attuale delle ricerche non è possibile individuare una singola causa alla base del disturbo bipolare. Dagli studi effettuati emerge come fattori di natura diversa siano coinvolti nella genesi del disturbo, evidenziandone così un’origine multifattoriale, bio-psico-sociale che deve necessariamente tener conto della singola soggettività individuale. I fattori , individuati sono:

Anomalie funzionali e strutturali di specifiche aree cerebrali
La teoria neurobiologica multidimensionale permette di ipotizzare che le diverse entità morbose che caratterizzano le differenti manifestazioni del disturbo bipolare siano espressione di anomalie funzionali di distinti livelli strutturali del sistema nervoso. Risultano presenti disfunzioni delle strutture relative al troncoencefalo – ipotalamo-talamo-nuclei della base, al livello limbico e neocorticale (Ceccarelli, 2004).

Alterazioni dei sistemi neuroendocrini
Nel caso di soggetti con disturbo bipolare sono emerse anomalie a carico dell’ HPA, asse ipotalamo-ipofici surrene, principale effettore della risposta individuale di stress.

Alterazioni a carico del sistema di neurotrasmissione
Esistono prove empiriche del fatto che alcuni neurotrasmettitori (dopamina, serotonina, noradrenalina, acetilcolina) funzionino in maniera anomala nel disturbo bipolare (Colom, Vieta, 2004).

Alterazione a carico del sistema Default Mode Network (DMA)
Il Default Mode Network (DMA) è una rete di aree cerebrali, scoperta nel 2011, di cui fanno parte le seguenti regioni cerebrali: la corteccia prefrontale mediale; la corteccia anteriore cingolata; la corteccia posteriore cingolata; il precuneo; il lobulo parietale inferiore; la corteccia temporale laterale; l’ippocampo. Tali aree regolano le dinamiche cerebrali di attivazione e disattivazione e si caratterizzano per il fatto di essere maggiormente attive in fase di riposo e sostanzialmente disattive durante l’esecuzione di gran parte dei compiti cognitivi. Numerosi studi indicano come nel disturbi bipolare vi sia una disfunzione a carico di tale sistema (Onofri et al., 2013).

Influenze genetiche
Attualmente si può affermare con certezza che il disturbo bipolare possieda una base biologica e venga trasmesso geneticamente. Studi condotti su famiglie, gemelli e su bambini adottati forniscono evidenze consistenti di un forte contributo genetico nella predisposizione al disturbo bipolare (Colom, Vieta, 2004).

Fattori psicosociali
Affinché determinate malattie con una componente ereditaria si manifestino, è necessario il concorso di alcuni fattori psicosociali, ugualmente importanti o addirittura più importanti dei fattori genetici.

Un ruolo determinante è stato riconosciuto agli eventi stressanti. Numerosi studi effettuati su pazienti bipolari hanno evidenziato come il primo episodio di malattia sia preceduto da una situazione ambientale stressante e come, a partire da questo momento, i meccanismi biologici regolatori del tono dell’umore sembrano entrare in oscillazione permanente. Si può asserire con notevole certezza che lo stress sociale e familiare, il modo in cui l’individuo si rapporta ad esso, in base alla propria personalità alle proprie credenze, schemi, stili attribuzionali e percezione delle proprie abilità,interessi il decorso della malattia, incrementi la possibilità che si sviluppi un nuovo episodio e influenzi i tempi di recupero da un episodio, costituendo, pertanto, un fattore prognostico per il decorso della malattia (Miklowitz, 2005).

Trattamento del disturbo bipolare
A seguito dell’affermarsi del modello biopsicosociale e del raggiungimento di un accordo nell’ambito della comunità scientifica per un’ipotesi multifattoriale nella genesi del disturbo bipolare, il trattamento di quest’ultimo inizia a tener conto di una molteplicità di aspetti, decretando il passaggio da un trattamento esclusivamente farmacologico ad un trattamento integrato: 1) farmacologico; 2) psicoeducazionale familiare, individuale; 3) psicoterapeutico (Miklowitz, 2005). Gli psicofarmaci agendo sul corpo e sulla mente, inevitabilmente modificano la relazione del cervello e, quindi, dell’organismo con l’ambiente. La psicoeducazione e la psicoterapia agendo su determinanti psico-sociali, a sua volta, modificano la relazione tra ambiente e cervello (Blundo, 2010).

La psicoterapia cognitivo-comportamentale
La psicoterapia cognitivo comportamentale per il disturbo bipolare integra l’utilizzo di tecniche cognitive e comportamentali standard con tecniche di psicoeducazione. La terapia cognitivo comportamentale ha dimostrato la sua efficacia nel trattamento della malattia potenziando l’intervento farmacologico nei seguenti modi:
– sviluppando una conoscenza adeguata della malattia, dei sintomi e dei fattori eziologici e scatenanti;
– operando una distinzione tra fattori di vulnerabilità e fattori di stress;
– migliorando l’aderenza al trattamento farmacologico;
– individuando i fattori di stress e i fattori protettivi;
– regolarizzando lo stile di vita;
– individuando precocemente i sintomi prodromici indicanti l’insorgenza di nuovo episodi;
– fornendo abilità per il controllo dei sintomi;
– modificando le variabili ambientali e interne ( pensieri disfunzionali e schemi cognitivi di funzionamento) che contribuiscono al mantenimento dei problemi emotivi e comportamentali;
– sviluppando abilità di problem-solving;
– individuando le risorse personali e ambientali;
– migliorando l’attività sociale e i rapporti interpersonali e familiari;
– incrementando il benessere e migliorando la qualità della vita.